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Nuove patologie sociali

La prevenzione dei rischi del gioco d’azzardo

La prevenzione dei rischi del gioco d’azzardo come

progetto formativo nelle scuole pistoiesi [Abstract progetto PDF]

 

Introduzione

La Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia ha a suo tempo (nel dicembre 2013) approvato e sostenuto un progetto dell’Unità di ricerca sulle Nuove patologie sociali, costituita dal Dipartimento di Scienze politiche e sociali e dal Dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Firenze. Tale progetto concerneva “Il gioco d’azzardo come patologia nel territorio pistoiese”, ed era finalizzato alla Analisi del fenomeno” e a alla individuazione di possibili “strategie di intervento”([1]). Il progetto si configurava come “intervento interdisciplinare […] per il miglioramento della qualità dell’assistenza nel territorio della provincia di Pistoia” (ai sensi del bando della Fondazione) ma aveva soprattutto il dichiarato intento, condiviso dalla Fondazione, di fornire una ricognizione compiuta e su più livelli disciplinari (dalla prospettiva psicologica a quella sociologica) delle variabili conoscitive ed esplicative attinenti al gioco d’azzardo più rilevanti nel contesto locale in prospettiva comparata: proprio ai fini della costruzione di un quadro gnoseologico preventivamente necessario a una successiva definizione di coerenti linee di azione – pubblica e associativa – in materia.

Si trattava, pertanto:

1)      di affrontare lo studio di un fenomeno frequentemente evocato ma mai studiato in dettaglio: al netto degli assunti analitici e terapeutici di preziose e meritorie esperienze associative e comunitaristiche ma pur sempre necessitanti di verifiche valutatorie di risultato e di impatto;

2)      di trattare una questione sociale e culturale correlata al “paesaggio” pistoiese e tuttavia ricca di legami analitici ed esplicativi con una pluralità di altri contesti e con processi di “mercato” del tutto trans-locali;

3)      di definire le criticità organizzative e funzionali nell’azione dei “presidi” territoriali operanti in questo ambito, paradossalmente tanto peculiare quanto di “massa” rispetto alle dimensioni del rischio e delle patologie correlate, e assolutamente privo di efficaci strategie di prevenzione.

L’avanzamento della ricerca e le sue progressive risultanze sono stati presentati in una pluralità di occasioni di analisi e di riflessione pubbliche. Ricordiamo in particolare i seminari del 30 maggio 2014 a Pistoia (presso la Fondazione); del 13 aprile 2015 (presso l’Università di Firenze); del 23 giugno 2015 a Pistoia (ancora presso la Fondazione). Ad essi si è aggiunta una serie di interventi nel dibattito pubblico sul tema a cura dei membri del gruppo di ricerca: circostanze nelle quali sono sempre stati riportati i risultati dell’indagine sostenuta dalla Fondazione in base al loro stato di maturazione. Tra tali appuntamenti, a mero titolo esemplificativo, si segnala la partecipazione al seminario su “Etica e dipendenza” del 10 ottobre 2014 organizzato a Prato dall’Associazione giuristi cattolici, e la comunicazione tenuta in sede di audizione presso la prima Commissione del Consiglio comunale di Prato il 18 maggio 2015.

In sede scientifica, va inoltre segnalata:

̶          la partecipazione a convegni nazionali e internazionali [MM1], in cui sono stati presentati contributi originali di ricerca:

  • Tani, F., Gori, A., Ilari,A., Ponti, L., Morisi, M. (2015), “Personality characteristics of pathological gamblers”, PACT - International Psychological Applications Conference and Trends, Ljubiana, 2-4 May.
  • Tani, F., Ponti, L.  Ilari,A. Gori, A., Morisi, M. (2015), Cognitive bias distortions in pathological gamblers. InPACT- International Psychological Applications Conference and Trends, Ljubiana, 2-4 May.
  • Tani, F., Gori, A., Ponti, L., Ilari, A., Morisi, M. (2015), “Cross-comorbidity of internalized disorders in young adults gamblers”, XVII European Conference of Developmental Psychology, Braga, 8-12 September.

̶          Sono inoltre in corso di pubblicazione i seguenti volumi:

  • Morisi. M, Tani, F. (a cura di) (in press), Rischiare per gioco. L’azzardo come patologia sociale, Firenze, Seid Editori;
  • Tani F., Ilari, A. (in press), Il gioco d’azzardo: da attività ludica a patologia sociale, Roma, Carocci;
  • il capitolo: Tani F., Gori, A., Ponti, L. (in press), “The role of cognitive bias distortions in pathological gambling”, in Psychology Applications & Developments II (Ed. C. Pracan), Lisbona, InSciences Press.

̶          E i seguenti articoli su riviste nazionali e internazionali:

  • Tani F., Ilari A., Tapinassi M. (2014), “Il gioco d’azzardo patologico: una rassegna”, Psicologia clinica dello sviluppo, XVIII, 1, 3-35;
  • Tani, F., Gori, A., Ponti, L. (submitted), “Cognitive distorsions and gambling behavior: which come first? Analyzing the relationship between superstitious belief and pathological gambling”, International Journal of Mental Health and Addiction;
  • Gori A., Craparo G., Iraci Sareri G., Bruschi A., Janiri L., Giannini M., Ponti L., Tani F. (submitted), “Impulsivity, Alexithymia and Dissociation among Pathological gamblers in different therapeutic settings: a multicomparison study”, Psychopathology.

Orbene, a valle di questo percorso euristico e di questa conseguente promozione di una riflessione pubblica evoluta e non ritualmente appiattita su pratiche e retoriche associative autoreferenziali (assai efficaci nell’orientare e intercettare la locale concertazione socio-assistenziale ma non altrettanto nel misurare l’efficacia dell’utilizzo di risorse pubbliche) è parso legittimo e opportuno ai membri e ai coordinatori di questo stesso gruppo di ricerca compiere un passo ulteriore. Conseguente al lavoro sin qui compiuto. E anzi suo logico sviluppo. Vale a dire: vista la enorme complessità di interventi ex post – ossia funzionali ai possibili trattamenti terapeutici delle patologia conclamate e correlate al gioco d’azzardo – e vista e la grande incertezza circa i loro esiti, ma considerata altresì l’inefficacia palmare delle cautele che di norma e di prassi si associano agli stimoli che il mercato di settore costantemente inietta presso il pubblico dei giocatori in potenza o in atto, perché non attivare un primo e operativo canale di prevenzione strategica? E come non situare un simile canale laddove il gioco d’azzardo sembra reclutare i propri adepti con particolare facilità, ossia presso le popolazioni più giovani? E perché non cominciare proprio dal sistema scolastico locale, lavorando – “pregiudizialmente” – con i suoi formatori, vale a dire con il “mondo” di chi con i giovani e gli adolescenti in specie si misura tutti i giorni in quanto insegnante?

È nella prospettiva e in funzione di questi interrogativi che abbiamo concepito il progetto che di seguito esporremo e argomenteremo nelle sue caratteristiche metodologiche. Cioè immaginando un intervento di ricerca-azione che abbia come ambiente il sistema scolastico pistoiese e come destinatari cruciali i suoi formatori primari, dunque gli insegnanti. E costruendo una specifica strumentazione ad hoc, tuttavia suscettibile di essere sperimentata - una volta testata in un ambito emblematico dell’esposizione al rischio del gioco d’azzardo qual è il territorio pistoiese - in molti “altrove”. Il che comporta per la Fondazione il ruolo di uno sponsor di avanguardia per un’azione pilota: stante la certezza che nulla di solido e di accertabile si sia mai seriamente sperimentato in materia in Italia.

 



[1] Progetto approvato e sostenuto dalla Fondazione, come da comunicazione del 3 febbraio 2014 al Dipartimento di scienze politiche e sociali quale referente amministrativo del progetto anche e per conto del Dipartimento di Scienze della salute - entrambi dell’Università di Firenze.

 
ultimo aggiornamento: 13-Mag-2016
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